LO POTREI FARE ANCHE IO

LO POTREI FARE ANCHE IO

E allora fallo, cazzo!

Quante volte , davanti ad un’opera d’arte, abbiamo pensato questa cosa? Chi non ha mai pensato che i tagli di Fontana sarebbero capaci tutti di farli? Chi non ha mai rosicato per la botta di culo di Andy Warhol, che ha dipinto una scatola di una zuppa ed è diventata iconica?

Beh, in questi giorni la nuova ossessione è la borsa Ikea ripresa da Balenciaga, venduta a quasi 2000 €. Da una parte i fashion victims che fanno di tutto per accaparrarsela ( previsione facile:  sold out entro qualche ora dall’arrivo nei negozi ), dall’altra le persone scandalizzate.

Già, perché è una cosa assurda vedere una borsa da pochi centesimi, copiata e venduta a così tanto. Lasciamo perdere materiali e finiture, è proprio il concetto che disturba.

A questo punto, mi viene un dubbio: sei proprio sicuro che potresti farlo anche tu? 

E anche se potessi farlo ugualmente e addirittura meglio, chi sei esattamente? Che cosa racconti? Quale credibilità hai?

La realtà è che nella moda, nell’arte e nel design gli oggetti raccontano la storia di chi li ha concepiti. Così, come Andy Warhol mise in campo una provocazione con la lattina Campbell, così Demna Gvasalia trasforma l’oggetto più banale in qualcosa di iconico, come fece con la t-shirt DHL.

Ma qui non si tratta di prodotto in sé, si tratta di avere una forte identità sul mercato e poter azzardare. Cosa che tu che leggi magari non potrai mai fare.

E io? Che storia ho da raccontare?

Beh, è una storia in costante evoluzione. Ho iniziato con la moda giovanissimo, ma mi sono sempre sentito anti-fashion, sono molto più affascinato dalle sub-culture.  Sono ancora quello che gira alle feste vestito a cazzo, a sentire stronzate dall’influencer del momento.

Non amo particolarmente i colori, li trovo noiosi. E soprattutto, quando un colore è di moda, gli addicted sembrano una massa di pecore vestite uguali.

Uso prevalentemente il colore nero, è poetico, è senza tempo, è romantico e punk allo stesso tempo.

Mi piace un uomo con un’immagine rock, grunge. Conservo sempre l’idea di creare capi che possano essere interscambiabili tra uomo e donna, mantenendo un’identità ma con una forte componente androgina.

Amo le linee nette, non mi piacciono le femmine vestite tipo bomboniera.  Vesto donne che sappiano mantenere la loro femminilità senza dover mostrare la merce. La sensualità è nel nascondere, non nel mettersi in piazza.

Sono al lavoro sulla  PE 2018, mantenendo ben chiare queste mie convinzioni. Siyah non deve piacere a tutti, non nasce per la massa, ma solo per chi si avvicina al mio modo di pensare.

La prossima collezione sarà un’evoluzione del brand, sarà la particolarità delle forme, la ricerca dei materiali.

L’ispirazione è senza dubbio il mio ultimo anno, per cui ci sarà tanta destrutturazione, fit che mutano e accostamenti improbabili.

E se non piace? Beh, questo è un rischio che si corre ad ogni stagione.

Però, voglio farti pensare alla differenza tra abbigliamento e moda. La collezione non è qualche vestito da metterti quando fa freschino o per farti risparmiare.

La moda racconta storie, Siyah racconta la mia storia. Gli oggetti e i capi che disegno, vogliono portarti nel mio mondo, nella mia visione.

E quasi quasi, tolgo la dicitura Siyah e lascio solo Tomas Lanza, giusto per essere ancora più incisivi.

Ma questa è un’altra storia…

 

 

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